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Quasi tutti i castelli e rocche medioevali
nati con funzioni militari e amministrative avevano qualche
vano, più o meno comodo e più o meno umido e freddo destinato a
prigione, e in secoli più recenti molte rocche e fortezze
medioevali, avendo ormai perduto le funzioni difensive vennero
adibite totalmente o parzialmente in carceri. Non fa eccezione
la Rocca di Lugo, che nei secoli fu sede e centro dell'autorità
politica territoriale che governava la Romandiola (commissari e
governatori inviati prima dagli Estensi, poi dai legati
Pontifici di Ferrara), ed ospitò funzioni giudiziarie e militari
oltrechè amministrative. Possiamo affermare che ancora nella 2°
metà dell’ ‘800 circa ¼ dei suoi vani erano destinati a prigioni
e alle relative attività (oltre alle celle vi erano due parlatoi
e il cortile per i prigionieri, la cucina carceraria, 2 sale per
i due corpi di guardia carceraria e relativo dormitorio,
l’ufficio del direttore delle carceri, i magazzini per il
servizio carceri, compreso quello dei corpi di reato ecc).
L'ubicazione delle prigioni è variata nel tempo, considerate le
complesse vicissitudini e incessanti trasformazioni edilizie e
architettoniche subite dalla Rocca (guerre, assedi, incendi,
variare degli usi e scopi degli spazi interni a seconda delle
necessità sopravvenute ecc), ma in generale possiamo affermare
che i due torrioni principali, quello circolare di nord/ovest e
quello quadrato di sud/est ospitarono per secoli le carceri,
probabilmente fin dal ‘600 (come si evince da un disegno
ottocentesco copia di originale perduto); a questi 2 corpi si
aggiunsero poi le celle poste a lato del giardino pensile
visibili ancor oggi e che rappresentano uno tra gli scorci più
suggestivi della Rocca, nonostante la loro sinistra
destinazione. Nel torrione circolare di nord ovest, detto
erroneamente di Uguccione, si partiva dalla prigione posta al
livello del giardino (in gergo “la Gaglioffa”), per salire fino
all’ultimo piano sotto il tetto (presente fino ai primi anni del
‘900), che conteneva la prigione militare, e anche quella
femminile. Spostandoci a visitare i vani all'ultimo piano della
Torre di sud/est, di fianco all'ingresso principale, ora adibiti
ad archivio, risulta ancor oggi evidente ai nostri occhi – al di
là della documentazione storica - come in passato essi fossero
utilizzati come prigioni, considerando le strutture interne e in
particolare porte e finestre particolarmente rinforzati con
robuste grate e catenacci; ma anche tutti i vani sottostanti,
compreso il salone che ospitò dal 1926 agli anni Ottanta il
Museo Baracca in precedenza erano adibiti a carceri. Nella copia
ottocentesca del disegno del ‘600 sopra richiamato questo
torrione era detto : “Torion della pregion Comuna”. Conferma
della grande quantità di prigioni esistenti nell' '800 in Rocca
si trova nelle accurate tavole dei rilievi topografici elaborate
dalI'Ing. Pio Lanzoni nel 1873: qui vediamo chiaramente la
dislocazione delle celle, e perfino il nome gergale di alcune di
loro, ad es. il locale poi destinato al Museo Baracca era una
prigione allora chiamata “la larga”. Le 4 celle che oggi
possiamo visitare accedendo al nostro giardino pensile sono
quindi una minima parte delle carceri allora esistenti. Dopo
l'unità d'Italia Lugo rimase sede di mandamento giudiziario, con
relativo carcere, pertanto alcune di queste celle della Rocca
sono rimaste attive fino a tempi recenti, quando negli anni 60°
fu costruito il nuovo Carcere mandamentale (ora demolito) in via
Pero. Tra i tanti carcerati ospitati nei secoli dalle prigioni
lughesi, già il Bonoli nella sua Storia di Lugo riferisce di un
prigioniero eccellente, un personaggio potente da tenere ben
custodito : "...in una delle sue torri la più nascosta e sicura
dell'altre stette carcerato per dodici anni continui, cioè dal
1411 al 1423 Antonio Ordelaffi, marito di Lucrezia Alidosi
principe di Forlì per gelosia di stato..." (G. Bonoli "Storia di
Lugo ed annessi", Faenza - Archi -1732); da ricordare poi il
luterano Andrea Relencini, condannato al rogo per eresia nel
1581, il sacerdote romano (santo dal 1953) Gaspare del Bufalo,
che vi fu recluso dal 16.05.1813 al 07.12.1813 assieme ad altri
14 preti e canonici perchè rifiutava il giuramento di fedeltà a
Napoleone (gli è dedicata una lapide posta a lato della salita
di accesso al giardino pensile, vicino alle prigioni), patrioti
e rivoluzionari dell'800°, alcuni componenti della banda del
Passatore, tra cui Antonio Farina detto Dumandone, che per aver
salva la vita fece il nome dei complici.
Nel 900° vi furono segregati anche antifascisti e uomini della
Resistenza. |