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ShortcutChiese e monumenti

Monumenti

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ROCCA ESTENSE - Piazza Martiri della Libertà

Rocca

La rocca di Lugo rappresenta un’importante testimonianza nel campo dell’architettura fortificata che, particolarmente in Romagna, caratterizzò la formazione dei centri urbani a partire dal basso medioevo.
Il periodo più significativo per lo sviluppo della fortificazione corrisponde comunque alla dominazione estense (1437 - 1598) durante la quale i connotati dell’apparato difensivo vennero profondamente modificati.
Della Rocca quattrocentesca restano molte strutture seminascoste da altre più recenti: sono tutt'ora leggibili l’impianto quadrangolare, articolato sul cortile interno e parti cospicue delle torri.
L’aspetto attuale risale alla fine del ‘500, quando Alfonso II fece demolire la cittadella, divenuta superflua, riservando l’area resa libera alla fiera. Dopo il passaggio di Lugo alla Chiesa, la Rocca subì alcuni ampliamenti, conobbe una progressiva cancellazione delle caratteristiche castellane, culminate nella creazione del Giardino Pensile alla fine del XVIII secolo. Sede dell’Amministrazione comunale a partire dal 1847, ha Sale di Rappresentanza di notevole interesse culturale e storico.
Sono famosi i capperi della Rocca.

Rocca: aperta tutti giorni feriali dalle ore 8 alle ore 19, sabato dalle ore 8 alle ore 13. Per informazioni tel. 0545.38414

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PAVAGLIONE

Caratteristico ed imponente quadriportico completato nel 1783 per il mercato dei bozzoli del baco da seta, allora molto fiorente. Allestimenti di opere musicali vennero realizzati in questo spazio fin dalla fine del ‘600. Oltre al mercato del Mercoledì, con i suoi seicento anni di storia, qui si svolgono una fiera biennale ed una prestigiosa rassegna di spettacoli estivi.

Pavaglione con palio

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PALAZZO TRISI

Costruito nella seconda metà del Settecento, ospita i servizi culturali fra cui l’omonima Biblioteca che conta 123.000 volumi, tra cui manoscritti a autografi, incunaboli, cinquecentine e altre edizioni di pregio, periodici, stampe e disegni. Accanto ai libri trovano spazio opere su supporto magnetico e su compact disk. La biblioteca, inoltre, svolge attività di promozione culturale e di sperimentazione didattica. Attraverso il Servizio Bibliotecario Nazionale (S.B.N.) è collegata ad oltre 300 biblioteche in tutto il territorio nazionale e a banche dati italiane e straniere, via Internet e terminale videotel.

Piazza Trisi, 26 - Tel. 0545-38556

Trisi

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MONUMENTO A FRANCESCO BARACCA - Piazza Baracca

Ala Baracca

Subito dopo la morte di Francesco Baracca (1888 - 1918, medaglia d’oro al valor militare, eroe dell’aviazione italiana della I^ Guerra Mondiale) vennero promosse iniziative per la celebrazione dell’eroe: si costituì un Comitato per l’erezione di un monumento nazionale presieduto dal Duca d’Aosta. Il Comitato affidò allo scultore faentino Domenico Rambelli, già autore dei monumenti ai caduti di Viareggio e Brisighella, l’incarico di progettare e curare l’esecuzione dell’opera. Tra il 1927 ed il 1930 Rambelli eseguì schizzi e disegni relativi a numerose versioni dell’opera, giungendo dall’iniziale simbolismo all’efficace sintesi conclusiva, imperniata sull’equilibrio dei grandi volumi geometrici (la statua, l’ala, il basamento)
Il monumento, inaugurato il 21 giugno del 1936 alla presenza del Duca d’Aosta e dei massimi gerarchi del regime, copre un’area di 1040 mq. ed è interamente rivestito di travertino di Tivoli. La statua in bronzo, alta m. 5,70, è issata su un basamento che reca le date e le località delle vittorie dell’aviatore, sui fianchi dell’ala sono scolpiti i simboli dei reparti cui Baracca appartenne in Cavalleria e Aeronautica: il cavallino rampante col motto "Ad Majora" e l’Ippogrifo.


 

PRIGIONI DELLA ROCCA - Piazza Martiri della Liberà

 

Quasi tutti i castelli e rocche medioevali nati con funzioni militari e amministrative avevano qualche vano, più o meno comodo e più o meno umido e freddo destinato a prigione, e in secoli più recenti molte rocche e fortezze medioevali, avendo ormai perduto le funzioni difensive vennero adibite totalmente o parzialmente in carceri. Non fa eccezione la Rocca di Lugo, che nei secoli fu sede e centro dell'autorità politica territoriale che governava la Romandiola (commissari e governatori inviati prima dagli Estensi, poi dai legati Pontifici di Ferrara), ed ospitò funzioni giudiziarie e militari oltrechè amministrative. Possiamo affermare che ancora nella 2° metà dell’ ‘800 circa ¼ dei suoi vani erano destinati a prigioni e alle relative attività (oltre alle celle vi erano due parlatoi e il cortile per i prigionieri, la cucina carceraria, 2 sale per i due corpi di guardia carceraria e relativo dormitorio, l’ufficio del direttore delle carceri, i magazzini per il servizio carceri, compreso quello dei corpi di reato ecc). L'ubicazione delle prigioni è variata nel tempo, considerate le complesse vicissitudini e incessanti trasformazioni edilizie e architettoniche subite dalla Rocca (guerre, assedi, incendi, variare degli usi e scopi degli spazi interni a seconda delle necessità sopravvenute ecc), ma in generale possiamo affermare che i due torrioni principali, quello circolare di nord/ovest e quello quadrato di sud/est ospitarono per secoli le carceri, probabilmente fin dal ‘600 (come si evince da un disegno ottocentesco copia di originale perduto); a questi 2 corpi si aggiunsero poi le celle poste a lato del giardino pensile visibili ancor oggi e che rappresentano uno tra gli scorci più suggestivi della Rocca, nonostante la loro sinistra destinazione. Nel torrione circolare di nord ovest, detto erroneamente di Uguccione, si partiva dalla prigione posta al livello del giardino (in gergo “la Gaglioffa”), per salire fino all’ultimo piano sotto il tetto (presente fino ai primi anni del ‘900), che conteneva la prigione militare, e anche quella femminile. Spostandoci a visitare i vani all'ultimo piano della Torre di sud/est, di fianco all'ingresso principale, ora adibiti ad archivio, risulta ancor oggi evidente ai nostri occhi – al di là della documentazione storica - come in passato essi fossero utilizzati come prigioni, considerando le strutture interne e in particolare porte e finestre particolarmente rinforzati con robuste grate e catenacci; ma anche tutti i vani sottostanti, compreso il salone che ospitò dal 1926 agli anni Ottanta il Museo Baracca in precedenza erano adibiti a carceri. Nella copia ottocentesca del disegno del ‘600 sopra richiamato questo torrione era detto : “Torion della pregion Comuna”. Conferma della grande quantità di prigioni esistenti nell' '800 in Rocca si trova nelle accurate tavole dei rilievi topografici elaborate dalI'Ing. Pio Lanzoni nel 1873: qui vediamo chiaramente la dislocazione delle celle, e perfino il nome gergale di alcune di loro, ad es. il locale poi destinato al Museo Baracca era una prigione allora chiamata “la larga”. Le 4 celle che oggi possiamo visitare accedendo al nostro giardino pensile sono quindi una minima parte delle carceri allora esistenti. Dopo l'unità d'Italia Lugo rimase sede di mandamento giudiziario, con relativo carcere, pertanto alcune di queste celle della Rocca sono rimaste attive fino a tempi recenti, quando negli anni 60° fu costruito il nuovo Carcere mandamentale (ora demolito) in via Pero. Tra i tanti carcerati ospitati nei secoli dalle prigioni lughesi, già il Bonoli nella sua Storia di Lugo riferisce di un prigioniero eccellente, un personaggio potente da tenere ben custodito : "...in una delle sue torri la più nascosta e sicura dell'altre stette carcerato per dodici anni continui, cioè dal 1411 al 1423 Antonio Ordelaffi, marito di Lucrezia Alidosi principe di Forlì per gelosia di stato..." (G. Bonoli "Storia di Lugo ed annessi", Faenza - Archi -1732); da ricordare poi il luterano Andrea Relencini, condannato al rogo per eresia nel 1581, il sacerdote romano (santo dal 1953) Gaspare del Bufalo, che vi fu recluso dal 16.05.1813 al 07.12.1813 assieme ad altri 14 preti e canonici perchè rifiutava il giuramento di fedeltà a Napoleone (gli è dedicata una lapide posta a lato della salita di accesso al giardino pensile, vicino alle prigioni), patrioti e rivoluzionari dell'800°, alcuni componenti della banda del Passatore, tra cui Antonio Farina detto Dumandone, che per aver salva la vita fece il nome dei complici.
Nel 900° vi furono segregati anche antifascisti e uomini della Resistenza.




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